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Modelli di Bike Share | Sintesi

Stanno emergendo in tutto il mondo sistemi per l’accesso condiviso alle biciclette Non esiste una singola regola, ogni modello ha dei punti a favore e degli aspetti sfavorevoli. C’è una sfida nella creazione di tipologie che di seguito sintetizziamo in 8 gruppi:

Smart bikes and geo-fencing 
Biciclette smart con geo-‘protezione’

Free-floating (dock less) bike share
Bici in condivisione senza stallo a flusso libero

Workplace pool bikes
Bici in condivisione sul posto di lavoro

Railway station bike hubs
Centri di raccolta bici presso le stazioni ferroviarie

Bike Libraries / Loans
Noleggio / Librerie di bici

Bike share lockers
Bici in sharing con sistemi di chiusura

Peer to Peer sharing
Condivisione di bici in peer to peer

Public Bike Share: Self-service on-street docking station
Bici pubblica in condivisione: stazione con stallo fisso self-service

Risultati immagini per bike share docking station

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Le biciclette sono posizionate in gruppi di 5-20 fissate a delle rastrelliere o a degli stalli fissi tramite varie forme di attacco. Le rastrelliere sono collocate in posizioni chiave in città. Separate fra loro da intervalli regolari per comodità di ‘presa’. Lo stallo può includere un terminale per rilasciare la bici. Le bici possono essere restituite a qualsiasi stallo per terminare il noleggio. In alcuni casi è possibile bloccare le bici anche altrove se lo stallo è pieno. In genere, i modelli di prezzo incoraggiano l’utilizzo per la prima mezz’ora, non limitando comunque utilizzi più prolungati.

E’ la tipologia di sharing più conosciuta e frequente nelle città.
A favore: le bici sono collocate in ordine, bloccate a delle rastrelliere, in posizioni strategiche e scelte oculatamente dal municipio e dal gestore del servizio. Le bici e gli stalli sono frequentemente utilizzati anche per advertising.
Contro: si tratta di iniziative di sharing in cui il municipio ha un ruolo importante. E’ necessario mettere degli stalli fissi che sono costosi e occupano parecchio spazio. Essi possono trovarsi in strada ed occupare zone precedentemente occupate da parcheggi auto, oppure sui marciapiedi.
Modificare la posizione degli stalli, aumentare il numero di bici in uno stallo particolarmente utilizzato, aumentare o diminuire il numero di stalli è impegnativo e costoso.
Gli stalli, anche se vuoti, continuano ad occupare spazio e costituiscono delle barriere architettoniche abbastanza brutte.

 

 

Furto di 2 bici. Dopo 4 ore le ritrova su Subito

Una donna di Curno (BG) ha subito il furto di due bici.
Dopo sole quattro ore le ha ritrovate in vendita su un sito di annunci: Subito.it .
L’occasione è stata ottima per fissare un appuntamento e presentarsi con i carabinieri. Le bici sono state recuperate, la venditrice è stata denunciata per ricettazione.
Presso l’abitazione della venditrice / ricettatrice i Carabinieri hanno recuperato altre quattro bici per ora senza padrone.
Il furto è avvenuto lo scorso 7 maggio all’interno di un condominio.

La notizia è curiosa per quanto riguarda i tempi: poche ore dopo il furto, le bici sono già on-line in cerca di acquirente! I mercati on line, che siano siti specializzati in annunci o gruppi di Facebook, sono uno strumento molto usato per la ricettazione. Usando account finti i ricettatori o ladri hanno pochi scrupoli nel pubblicare oggetti rubati.

Per far fronte al dilagare di mercati – ricettacoli di bici rubate bisogna insistere per la costituzione di registri (vedi ad esempio registro.bike.it) e chiedere ai siti di annunci di aggiungere un campo dedicato al numero di telaio o al codice impresso sulla bici. Ciò consentirebbe al venditore di esporre un annuncio più qualificato rispetto agli altri. E all’acquirente di fare acquisti oculati e di non cadere nella trappola dell’incauto acquisto che è penalmente rilevante.

Per consentire alle Forze dell’Ordine di risalire al proprietario della bici rubata e rinvenuta è fondamentale anche in questo caso procedere con una registrazione o marcatura della bici in apposito registro.

Furto bici per un valore di 100.000 Euro alla Cicli Castellaccio

La Cicli Castellaccio gestita dal titolare Claudio e dai suoi familiari ha 15 anni di attività. Negozio specialistico per bici da corsa e MTB delle migliori marche, tra cui alcune in esclusiva: Time ( rivenditore Top Ten) – Pinarello – Cervelo – BMC – Focus.

Un bel negozio, vicino al Parco delle Sabine nel Nord di Roma. A pochi chilometri dalla Riserva Naturale della Marcigliana

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Il ladri hanno forato la serranda in ferro con una fiamma ossidrica. Hanno mandato in corto circuito il sistema elettrico. E poi hanno rubato poche bici, solo dieci. Ma scelte con cura: le più belle. E’ un colpo da 100 mila euro. Il furto è avvenuto alle prime ore del 15 maggio. Con un intervento durato una decina di minuti.

Il sistema d’allarme di Cicli Castellaccio, una volte entrato in azione, ha mandato l’allerta alle forze dell’ordine.

Il titolare Claudio a RomaToday: “Non abbiamo sospetti anche perché mai nessuna minaccia ci è stata fatta. Ora dobbiamo trovare nuovi stimoli per ripartire. Facciamo tanti sacrifici e poi, in un attimo, ci portano via tutto. Quelle biciclette le avevamo comprate da poco”.

Esposizione

Il bike sharing esce dai confini della città.

A Como la polizia Locale trova quattro bici “rubate”. Si tratta di bici del bike sharing. Alcune venivano da Milano, altre da Varese.

Le bici erano a Como in giro per la città: quelle milanesi erano in via Juvara, in via Albertolli, in via Mentana. La bici di Varese era in viale Fratelli Rosselli. Tutte erano chiuse con il sistema di blocco e non riportavano segni di particolari danneggiamenti.

Si tratta di un uso improprio del bike sharing? O di furto di bici? E come hanno fatto a portare le bici a Como?

In prima approssimazione non ci sembra si tratti di furto. Ma di uso improprio di bike sharing.

Le bici in free-floating vengono forse viste come un bene di dominio pubblico. Le trovo, ne pago l’uso, le porto dove voglio e le lascio. Non ci stupisce che qualcuno se le sia portate fino a Como. Magari scroccando anche un treno locale.

Non è chiaro il ruolo della Polizia Locale: dovrebbe essere un onere della stessa Ofo (la società che gestisce le bici) quello di prelevare le bici e riportarle nelle città di origine.

Il nostro paese ha un senso civico bassissimo: rimane un diffuso malcostume per cui un bene che è dato in uso alla collettività debba essere così mal gestito. Contemporaneamente chiederemmo la stessa solerzia di intervento per i veri furti che riguardano le biciclette dei privati.

 

La Commissione europea rende l’importazione di ebike dalla Cina soggetta a registrazione

Oggi, con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, la Commissione europea sta sottoponendo a registrazione le importazioni di biciclette elettriche originarie della Repubblica Popolare Cinese. La Commissione europea non ha ancora imposto misure antidumping provvisorie. Ma è probabile sempre più probabile che arrivino. Il documento UE pubblicato oggi sembra essere d’accordo con tutte le accuse fatte dall’industria europea.

Con la pubblicazione odierna, l’UE sta rendendo soggette a registrazione le biciclette elettriche originarie della Repubblica Popolare Cinese (RPC) che “rientrano nei codici NC 8711 60 10 e ex 8711 60 90 (codice TARIC 8711 60 90 10).”

Motivi della registrazione
Il documento UE indica i motivi della registrazione “La Commissione dispone di prove sufficienti del fatto che le importazioni del prodotto in esame dalla RPC sono oggetto di dumping. Gli elementi di prova del dumping si basano su un confronto tra il valore normale così determinato e il prezzo all’esportazione (franco fabbrica) del prodotto in esame quando venduto per l’esportazione nell’Unione. Nel complesso, data l’entità dei presunti margini di dumping compresi tra il 193% e il 430%, questa prova fornisce un sostegno sufficiente in questa fase in cui i produttori esportatori praticano il dumping. ”

Il documento UE stabilisce inoltre che “La denuncia ha fornito prove sufficienti del presunto pregiudizio che mostrava un netto calo della quota di mercato dell’industria dell’Unione dal 42,5% nel 2014 al 28,6% nel periodo utilizzato per la denuncia, e livelli di redditività in calo dal 3,4% del fatturato nel 2014 al 2,1% nel periodo utilizzato per il reclamo e calcoli di underselling dal 153% al 206%. La Commissione ha quindi concluso che il primo criterio di registrazione era soddisfatto per quanto riguarda la parte relativa alla pratica del dumping. ”

Sovvenzioni fornite dal governo cinese
L’UE sostiene inoltre le accuse fatte dall’EBMA sulle sovvenzioni fornite dal governo cinese alle società esportatrici di biciclette elettriche. Il documento afferma che “Le prove disponibili in questa fase mostrano che le esportazioni del prodotto in esame beneficiano di sovvenzioni. Inoltre, la Commissione dispone di prove sufficienti del fatto che le pratiche di sovvenzione dei produttori esportatori causano un pregiudizio grave all’industria dell’Unione. In questa fase dell’inchiesta non è ancora possibile stimare l’importo delle sovvenzioni. L’ammontare dell’eventuale futura passività è fissato al livello di eliminazione del pregiudizio stimato sulla base della denuncia anti-sovvenzioni, ossia il 189% sul valore all’importazione CIF del prodotto in esame. “

Il documento UE termina con “La registrazione scade nove mesi dopo la data di entrata in vigore del presente regolamento. Tutte le parti interessate sono invitate a comunicare le loro osservazioni per iscritto, a fornire elementi di prova o a chiedere di essere ascoltati entro 21 giorni dalla data di pubblicazione del presente regolamento. Il presente regolamento entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Di seguito il link a: Regolamento di implementazione della Commissione Europea