Ipotesi UE: assicurazione obbligatoria su ebike

Nessuno vuole che ci sia una assicurazione obbligatoria per responsabilità civile sulle bici. E neppure sulle bici a pedalata assistita ad esse perfettamente assimilabili per prestazioni e ruolo sociale. Ciò nonostante la Commissione Europea ha pubblicato oggi la sua proposta di modifica della direttiva sull’assicurazione dei veicoli a motore (MID), il che significherebbe che gli utenti di bici a pedalata assistita, senza assicurazione di responsabilità civile, sarebbero in sella illegalmente.

“Se la proposta di oggi diventa una legge, sarà richiesta un’assicurazione sulla responsabilità civile che scoraggerebbe milioni di cittadini europei a utilizzare ebikes, minando gli sforzi e gli investimenti di diversi Stati membri e dell’Unione Europea per promuovere la mobilità sostenibile” – afferma Adam Bodor della European Cyclist Federation (ECF).

Tutto nasce da una esigenza di chiarimento della CE: si tratta di evitare la confusione circa ‘quali veicoli’ e per ‘quale area geografica’ (strada, terreno privato, ecc.) sia necessaria l’adozione della direttiva. Sfortunatamente la proposta della Commissione pubblicata oggi include anche le biciclette a pedalata assistita ‘leggere’.

Infatti, in una introduzione esplicativa della proposta, la Commissione europea sostiene che le biciclette a pedalata assistita dovrebbero già disporre attualmente di un’assicurazione completa per i veicoli a motore (non si parla di assicurazione per il trasporto, o per una bicicletta, né l’assicurazione personale o per la casa, ma si parla esattamente di assicurazione completa dei veicoli a motore). Con questo testo la Commissione europea penalizza e quasi criminalizza milioni di utenti di biciclette a pedalata assistita, quasi tutti dotati di una qualche altra assicurazione, e di fatto vieterebbe l’uso di bici a pedalata assistita senza l’assicurazione solitamente riservata ai veicoli a motore.

Una ebike ha un motore assistito da batteria da 250 watt (circa la potenza di un buon ciclista) che si spegne a 25 km / h. Si attiva solo quando il ciclista pedala e viene visto come una bicicletta in altri atti legislativi dell’UE (come l’omologazione – dove sono esclusi, la direttiva sulla patente di guida e nella maggior parte delle norme stradali degli Stati membri). La ebike viene promossa da molti stati membri dell’Unione Europea e da molte città come un’alternativa ideale rispetto all’uso dei veicoli a motore. E’ una bici che consente di superare alcune delle barriere come: il ciclismo nelle zone collinari, i limiti ovvi per i ciclisti più anziani e il ciclismo nella stagione calda.

L’ECF, così come i partner dell’industria delle biciclette e delle ebike, hanno esercitato pressioni sulla Commissione affinché stabilisse una linea netta tra un veicolo a motore e una bicicletta assistita, per seguire altre normative europee e nazionali e non obbligare gli utenti di ebike a sottoscrivere un’altra assicurazione per responsabilità civile.

Se non vi sarà alcun cambiamento da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, il campo di applicazione della direttiva sull’Assicurazione per Responsabilità Civile sarà per tutti i mezzi così classificati:
“Veicolo”: qualsiasi veicolo a motore, che si muove a terra e azionato da forza meccanica, ma non funzionante su rotaie. 

Tutti i ciclisti, le associazioni di ciclisti e di produttori e tutte le persone di buonsenso sono probabilmente concordi nel ritenere che una norma di questo genere sia grave. E che andrebbe a ledere una popolazione già ampia ora, e in grande crescita! Bloccando un mercato che sembra invece fondamentale per l’evoluzione verso scelte di mobilità sostenibile già assai costose in termini economici e in termini di ‘impegno’.

Oggi ci sono circa 4 milioni di utilizzatori di bici a pedalata assistita in Germania
Circa il 45% delle vendite di biciclette in Belgio sono a pedalata assistita.
Un quarto di tutti i ciclisti olandesi ora usa una ebike.

Modelli di Bike Share | Sintesi

Stanno emergendo in tutto il mondo sistemi per l’accesso condiviso alle biciclette Non esiste una singola regola, ogni modello ha dei punti a favore e degli aspetti sfavorevoli. C’è una sfida nella creazione di tipologie che di seguito sintetizziamo in 8 gruppi:

Smart bikes and geo-fencing 
Biciclette smart con geo-‘protezione’

Free-floating (dock less) bike share
Bici in condivisione senza stallo a flusso libero

Workplace pool bikes
Bici in condivisione sul posto di lavoro

Railway station bike hubs
Centri di raccolta bici presso le stazioni ferroviarie

Bike Libraries / Loans
Noleggio / Librerie di bici

Bike share lockers
Bici in sharing con sistemi di chiusura

Peer to Peer sharing
Condivisione di bici in peer to peer

Public Bike Share: Self-service on-street docking station
Bici pubblica in condivisione: stazione con stallo fisso self-service

Risultati immagini per bike share docking station

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Le biciclette sono posizionate in gruppi di 5-20 fissate a delle rastrelliere o a degli stalli fissi tramite varie forme di attacco. Le rastrelliere sono collocate in posizioni chiave in città. Separate fra loro da intervalli regolari per comodità di ‘presa’. Lo stallo può includere un terminale per rilasciare la bici. Le bici possono essere restituite a qualsiasi stallo per terminare il noleggio. In alcuni casi è possibile bloccare le bici anche altrove se lo stallo è pieno. In genere, i modelli di prezzo incoraggiano l’utilizzo per la prima mezz’ora, non limitando comunque utilizzi più prolungati.

E’ la tipologia di sharing più conosciuta e frequente nelle città.
A favore: le bici sono collocate in ordine, bloccate a delle rastrelliere, in posizioni strategiche e scelte oculatamente dal municipio e dal gestore del servizio. Le bici e gli stalli sono frequentemente utilizzati anche per advertising.
Contro: si tratta di iniziative di sharing in cui il municipio ha un ruolo importante. E’ necessario mettere degli stalli fissi che sono costosi e occupano parecchio spazio. Essi possono trovarsi in strada ed occupare zone precedentemente occupate da parcheggi auto, oppure sui marciapiedi.
Modificare la posizione degli stalli, aumentare il numero di bici in uno stallo particolarmente utilizzato, aumentare o diminuire il numero di stalli è impegnativo e costoso.
Gli stalli, anche se vuoti, continuano ad occupare spazio e costituiscono delle barriere architettoniche abbastanza brutte.

 

 

Furto di 2 bici. Dopo 4 ore le ritrova su Subito

Una donna di Curno (BG) ha subito il furto di due bici.
Dopo sole quattro ore le ha ritrovate in vendita su un sito di annunci: Subito.it .
L’occasione è stata ottima per fissare un appuntamento e presentarsi con i carabinieri. Le bici sono state recuperate, la venditrice è stata denunciata per ricettazione.
Presso l’abitazione della venditrice / ricettatrice i Carabinieri hanno recuperato altre quattro bici per ora senza padrone.
Il furto è avvenuto lo scorso 7 maggio all’interno di un condominio.

La notizia è curiosa per quanto riguarda i tempi: poche ore dopo il furto, le bici sono già on-line in cerca di acquirente! I mercati on line, che siano siti specializzati in annunci o gruppi di Facebook, sono uno strumento molto usato per la ricettazione. Usando account finti i ricettatori o ladri hanno pochi scrupoli nel pubblicare oggetti rubati.

Per far fronte al dilagare di mercati – ricettacoli di bici rubate bisogna insistere per la costituzione di registri (vedi ad esempio registro.bike.it) e chiedere ai siti di annunci di aggiungere un campo dedicato al numero di telaio o al codice impresso sulla bici. Ciò consentirebbe al venditore di esporre un annuncio più qualificato rispetto agli altri. E all’acquirente di fare acquisti oculati e di non cadere nella trappola dell’incauto acquisto che è penalmente rilevante.

Per consentire alle Forze dell’Ordine di risalire al proprietario della bici rubata e rinvenuta è fondamentale anche in questo caso procedere con una registrazione o marcatura della bici in apposito registro.

Furto bici per un valore di 100.000 Euro alla Cicli Castellaccio

La Cicli Castellaccio gestita dal titolare Claudio e dai suoi familiari ha 15 anni di attività. Negozio specialistico per bici da corsa e MTB delle migliori marche, tra cui alcune in esclusiva: Time ( rivenditore Top Ten) – Pinarello – Cervelo – BMC – Focus.

Un bel negozio, vicino al Parco delle Sabine nel Nord di Roma. A pochi chilometri dalla Riserva Naturale della Marcigliana

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Il ladri hanno forato la serranda in ferro con una fiamma ossidrica. Hanno mandato in corto circuito il sistema elettrico. E poi hanno rubato poche bici, solo dieci. Ma scelte con cura: le più belle. E’ un colpo da 100 mila euro. Il furto è avvenuto alle prime ore del 15 maggio. Con un intervento durato una decina di minuti.

Il sistema d’allarme di Cicli Castellaccio, una volte entrato in azione, ha mandato l’allerta alle forze dell’ordine.

Il titolare Claudio a RomaToday: “Non abbiamo sospetti anche perché mai nessuna minaccia ci è stata fatta. Ora dobbiamo trovare nuovi stimoli per ripartire. Facciamo tanti sacrifici e poi, in un attimo, ci portano via tutto. Quelle biciclette le avevamo comprate da poco”.

Esposizione

Il bike sharing esce dai confini della città.

A Como la polizia Locale trova quattro bici “rubate”. Si tratta di bici del bike sharing. Alcune venivano da Milano, altre da Varese.

Le bici erano a Como in giro per la città: quelle milanesi erano in via Juvara, in via Albertolli, in via Mentana. La bici di Varese era in viale Fratelli Rosselli. Tutte erano chiuse con il sistema di blocco e non riportavano segni di particolari danneggiamenti.

Si tratta di un uso improprio del bike sharing? O di furto di bici? E come hanno fatto a portare le bici a Como?

In prima approssimazione non ci sembra si tratti di furto. Ma di uso improprio di bike sharing.

Le bici in free-floating vengono forse viste come un bene di dominio pubblico. Le trovo, ne pago l’uso, le porto dove voglio e le lascio. Non ci stupisce che qualcuno se le sia portate fino a Como. Magari scroccando anche un treno locale.

Non è chiaro il ruolo della Polizia Locale: dovrebbe essere un onere della stessa Ofo (la società che gestisce le bici) quello di prelevare le bici e riportarle nelle città di origine.

Il nostro paese ha un senso civico bassissimo: rimane un diffuso malcostume per cui un bene che è dato in uso alla collettività debba essere così mal gestito. Contemporaneamente chiederemmo la stessa solerzia di intervento per i veri furti che riguardano le biciclette dei privati.