Mobilità più ciclabile con le ‘BikeBox’

Durante queste settimane dedicate alla mobilità dolce (Milano Bike City 15-30 settembre) nella Milano del mobile e del design, lo studio Principioattivo ha illustrato una soluzione di arredo urbano, la BikeBox, per consentire ai cittadini di dare un adeguato riparo alla propria bicicletta.

Crediti PrincipioAttivo – BikeBox – Vista laterale del modello

BikeBox è una struttura modulare concepita in modo da sfruttare meglio gli spazi urbani deforestizzando dalla selva di automobili in cui siamo compressi.
Dal punto di vista del design ha poco a che fare con una scatola, la linea è leggera, ma dal punto di vista funzionale si tratta di un piccolo “box” peer biciclette. Realizzata con griglie metalliche che consentono alla luce di filtrare, allo sguardo di vedere all’interno e di un’altezza limitata in soli 120 centimetri permette al passante di vedere oltre ad essa. Le dimensioni complessive in centimetri di un box sono 80 larghezza x 200 profondità x 120 altezza. In un posto auto da 5 m x 2 m possiamo alloggiare circa 6 piccoli box per bici.

Il modello presentato da PrincipioAttivo, e raccontato presso la sede di Via Melzo da Luca Bigliardi, Daniela Dafarra e Marco Mazzei, prevede una copertura piatta, arricchita da elementi floreali o comunque green. Possiamo pensare ad una copertura che faccia da ‘vaso’ per far crescere qualche varietà che abbia bisogno di poca manutenzione e poca terra.
Non e’ più un box. Ma diventa già così un elemento di arredo urbano assai più gradevole anche per i commercianti che hanno le vetrine su questo o quel marciapiede.

La porta sarà controllata da una serratura elettronica, gestibile attraverso App, in modo che possa essere aperta da chi ha diritto d’uso ed anche da terzi per eventuali ispezioni.

Crediti PrincipioAttivo – BikeBox – porta di sicurezza con chiusura elettronica per l’uso condiviso

E’ certamente un modo per dare soluzione adeguata a chi non possiede un’auto da parcheggiare in strada tutte le notti, ma vorrebbe avere una bici e non sa però dove metterla a dormire.
E’ pensato da milanesi per Milano, ma nulla vieta di esportare BikeBox in altri contesti metropolitani. O anche in piccole città dove comunque l’esigenza di spostarsi in bici è sempre sentita e non esistono parcheggi sicuri.
Sembra altresì importante che BikeBox sia utilizzato in modo condiviso per parcheggiare le biciclette. E’ difficile immaginarne un uso esclusivo, anche per evitare che diventi un ‘magazzino’ personale. BikeBox a nostro avviso dovrebbe essere ‘usato sempre’ e lasciato in perfetto ordine.

Non vi sono limiti alla fantasia nel momento in cui venissero introdotte logiche d’uso di piccoli box per le bici su suolo pubblico. Posizionandoli ad esempio presso i parcheggi scambiatori dove i pendolari giungono in auto. Oppure in ciascun quartiere con la possibilità di aumentarne lentamente la densità mano a mano che emerge l’esigenza d’uso.
Dal punto di vista economico non esiste un modello unico di sostenibilità, e, data la situazione di vacche magre denunciata dai comuni, è difficile che il ‘pubblico’ se ne faccia carico. Entrano in scena dei benefattori? No, impossibile. Probabilmente una parte del costo verrà assunta dagli utilizzatori in una logica di sharing, una parte può essere coperta da advertising ben fatta, magari retroilluminata, sul fianco del modulo.

Crediti: PrincipioAttivo – BikeBox – la copertura a verde
Ultimo ma non ultimo porremmo l’accento sull’esigenza di depurarci da alcune assuefazioni a cui siamo giunti. Ne segnaliamo qui tre.
La prima è certamente determinata dall’occupazione del suolo urbano. Non ci si fa più caso, ma, in agosto, quando la città è deserta e anche le macchine parcheggiate sono andate al mare, riscopriamo la bellezza di una piazza o di una via. Ben vengano delle ‘isole verdi sopraelevate’ che spezzino la sequenza non interrotta di macchine.
La seconda: anche le biciclette devono stare comode e al riparo. Non si può accettare che esse siano lasciate ai margini delle strade o sui marciapiedi in ‘libertà flottante’. E che i divieti di sosta o i pali della luce abbiano appeso un cadaverino di bici deturpata.
La terza assuefazione è forse quella di cui meno si parla perchè riguarda il “vil denaro”. Ma l’Italia, il paese dell’eccellenza storica nella produzione di bici, il paese con i marchi più straordinari che esistano al mondo, è oggi vittima della piaga del furto che sposta lo scontrino medio di una bici da città a cifre inferiori ai 150 Euro, se nuova, e 50 Euro se usata. Sarebbe un vantaggio per tutti il fatto di poter comprare bici più costose, ma più performanti e consentire ai produttori di crescere in stile, qualità e competitività a livello internazionale.