Due inglesi in cima allo Zoncolan. Vince Froome. Yates secondo.

Strade asciutte e corsa senza colpi di scena grazie al ritmo sostenuto degli uomini della Scott. Ma la montagna è grigia e buia. Lo Zoncolan sembra che voglia respingere gli scalatori. Sono circa 40, compatti in gruppo, ad affrontare da Ovado gli ultimi 10 chilometri della corsa e ad inerpicarsi sugli impervi 1.200 metri di dislivello. La descrivono come la più dura salita d’Europa.
Una strada militare utilizzata per rifornire di munizioni gli schieramenti italiani nella Grande Guerra. Una strada ancora sterrata nei primi anni ’90. Una montagna giovane per il Giro che è stata sconfitta solo in quattro edizioni: nel  2007, 2010, 2011, 2014.

Valerio Conti e Barbin sono davanti. A 7,5 km dall’arrivo sono tutti in piedi sui pedali. Carapaz è nella parte avanzata del Gruppo. Mentre Aru e Froome sono arretrati. Igor Antón Hernández raggiunge Conti. Gli spettatori sono assiepati a bordo pista. Si parla di 100.000 persone!

I due sono ripresi dal Gruppo dei migliori a 6,5 km dall’arrivo. Sono circa 15 corridori ora. La selezione appare durissima. Il ritmo è sempre stato alto e cattivo. Michael Woods tira davanti agli altri. Aru è in difficoltà. Fabio Aru è in difficoltà. Questa non ci voleva. Siamo a 6 km dalla vetta. Da qui in su perderà terreno.

Mentre Simon Yates e Pozzovivo sono davanti. L’inglese non accenna fatica. Poels accelera in modo deciso. Anche Carapaz forse molla. Mancano 4,2 km e Froome strappa. Restano in 4! Fabio Aru è segnato in volto. Froome sembra vada via. E regala spettacolo andando via, seguito da Pozzovivo, Miguel Ángel López e Simon Yates. Aru è sempre più scomposto nella pedalata.

A 3.0 km Simon Yates scatta per non lasciare andare via Froome. Due inglesi al comando separati da 10 secondi. Quindi Pozzovivo e Lopez e poi Dumoulin e Pinot tengono un ritmo buono. Carapaz lotta.

1.000 metri alla vetta. I due inglesi sono separati da 10 secondi circa.  Si infilano nei tunnel. Alla terza galleria escono con 5 secondi di distacco. Yates è una furia. vede il sangue della preda. Lo vuole raggiungere. Froome gira con un rapporto cortissimo, mentre Yates pedala più lungo.

Froome non molla più un metro e vince! Poi Yates a 6″ è stremato, Pozzovivo a 23″, Lopez a 25″, Dumoulin a 37″, Pinot a 42″.

Dumoulin è salito benissimo e tiene. Negli ultimi metri lascia dietro anche lo scalatore Pinot.

Carapaz a due minuti. Aru giunge a 2’22, stremato. Le sue ambizioni di classifica sono resettate.

Yates tiene salda la Maglia Rosa. Chi è cresciuto sono i suoi rivali: Dumoulin tiene e aspetta la Crono, Pozzovivo è terzo, poi Pinot, e Chris Froome fa pace con questo Giro d’Italia: in cima allo Zoncolan dimentica le botte di Gerusalemme.

Froome risconosce l’importanza dell’impresa. “Era molto importante vincere per me”. “Un grande grazie mille ai miei compagni di squadra che hanno fatto tanto lavoro e hanno fiducia in me”.  Vuoi ancora vincere il Giro? “Prendiamo giorno dopo giorno: NON è ancora finito

Yates: “sono felice, ma volevo prendere Froome. E’ un grande giorno. Anche domani sarà molto dura e cercherò di aumentare il gap su Dumoulin. Dopo una giornata come quella di oggi molti potranno partire e fare ancora più distacchi” Yates ora sa che ogni giorno sarà durissimo. Dovrà difendersi da Froome nei giorni di montagna e da Dumoulin nella crono.

“So che è una salita che non perdona e ho cercato di gestire per tenermi qualcosa negli ultimi metri.” Dice Pozzovivo. “Ma anche davanti sono andati forte e mi sono preso il terzo posto. Mi manca la vittoria di tappa.”

La maglia bianca di miglior giovane passa dall’ecuadoregno Carapaz a quella di Miguel Ángel López che ha pedalato benissimo.

 

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