Il governo olandese promuove bike ed ebike per andare al lavoro

Per promuovere la bicicletta e per evitare la congestione nelle città e nei dintorni, il governo olandese investirà sostanzialmente in più infrastrutture ciclabili.
"Il nostro obiettivo è quello di portare 200.000 persone che ora vanno in auto in bicicletta", ha dichiarato ieri il segretario di Stato olandese per la gestione delle infrastrutture e dell’acqua Stientje van Veldhoven.

"La mia ambizione è di assicurare che le persone possano facilmente andare a lavoro, a scuola, in famiglia o con gli amici. La bicicletta fornisce un contributo importante all’accessibilità, alla qualità della vita e alla salute. Riduce gli ingorghi e dà spazio a persone che non hanno scelta ", ha detto Van Velthoven.

Incentivi fiscali
"Più della metà dei dipendenti vive entro 15 km di lavoro. Grazie alla ebike, questa è una distanza che può essere fatta facilmente. Quindi esci dall’auto, in bici, soprattutto quando il tempo è bello. Per promuovere il ciclismo tra i pendolari discuteremo di ciò che offriamo sugli incentivi fiscali. Oggi le persone possono ottenere una franchigia fiscale quando viaggiano in auto di 19 centesimi al chilometro. Vogliamo offrire questo incentivo ai ciclisti che fanno il pendolare ".

L’investimento di 100 milioni di euro da parte del governo sarà destinato ai prossimi due anni e mezzo sulle piste ciclabili (26 milioni di euro) e le possibilità di parcheggio nelle stazioni ferroviarie (74 milioni di euro). Questi nuovi parcheggi dovranno consentire l’accesso anche a "nuove" categorie di bici.

VenTo Bicitour 2018 | un progetto di territorio

 | Venezia Torino

Forse 1.000 biciclette si sono date il cambio per tracciare il percorso che unisce Torino a Venezia percorrendo gli argini del Po.

Abbiamo pedalato in compagnia alcuni giorni. Abbiamo percorso strade, argini, sterrati e vie. Superato ponti e costeggiato campi di grano rossi di papaveri. Abbiamo incontrato gente stupenda che ci ha offerto freschi ristori lungo il percorso e nelle piazze di paesi a noi sconosciuti.

Abbiamo pedalato in silenzio, sotto un sole violento appena smorzato da una brezza alle spalle. La mia bici ha lavorato bene. Per l’occasione una ‘Presto’ a pedalata assistita che non ha tradito le aspettative. Motore molto fluido, mai invadente. E anche a motore spento, sugli sterrati degli argini, un mezzo eccellente.

Nella mappa sono tracciati i percorsi che abbiamo potuto fare in bici nell’ultimo week-end di maggio (da Torino a Pavia) e nel primo di giugno (da Modena a Venezia).

25/05: Torino – Chivasso – Fontanetto Po – Trino | 70 km
26/05: Trino – Morano sul Po – Grangia di Pobietto – Casale Monferrato –
Valmacca – Valenza | 55 km
27/05: Valenza – Alluvioni Cambiò – Cervesina – Pavia |75 km

01/06: Mantova – Governolo – Revere – Felonica – Stellata di Bondeno – Ferrara | 105 km
02/06: Ferrara – Polesella – Villanova Marchesana – Adria | 60 km
03/06: Adria – Rosolina – Chioggia – Pellestrina – Lido di Venezia | 55 km

VenTo è un ‘progetto di territorio’
Come ben descritto sul sito ventobicitour.it VENTO è il progetto di una dorsale cicloturistica che corre lungo il Po.
Con i suoi 679 km è la più lunga in Italia. Ma VENTO non è soltanto una infrastruttura ciclabile. VENTO è prima di tutto un progetto di territorio perché il cicloturismo non nasce per caso. Non basta una bici in un posto turistico. Il cicloturismo è un progetto che coinvolge un territorio ampio con l’obiettivo di rigenerarlo attivando recuperi, occupazione, identità, dignità, socialità e urbanità. Una ciclabile disegnata senza un progetto di territorio è un legame muto, funzionale a spostare qualcosa da un punto a un altro senza una visione. VENTO una visione ce l’ha ed è quella di ricucire la bellezza dei territori che attraversa rianimandone la vitalità: luoghi che hanno favole da raccontare se incontrano la meraviglia e l’incanto di occhi, gambe e pedali di chi ci passa attraverso senza scavalcarli veloce.

Raccontiamo VenTobicitour 2018 con questi scatti:

Sladda è pericolosa: richiamo globale di IKEA

IKEA richiama per precauzione tutte le biciclette Sladda vendute in tutto il mondo. Secondo una dichiarazione della compagnia, “IKEA è stata informata e consigliata da un fornitore di componenti ben consolidato per richiamare la bicicletta SLADDA, a causa di problemi di sicurezza con la cinghia di trasmissione”.

IKEA invita i clienti a smettere di usare la bicicletta. Hanno ricevuto undici segnalazioni di cinture a scatto, con due lievi ferite. La bicicletta Sladda ha ricevuto un “Red dot award” per il suo design ed è stata venduta in 26 mercati da quando le vendite sono iniziate ad agosto 2016. Sono state vendute in tutto il mondo 6.000 unità.

“Siamo ancora orgogliosi della bellezza di Sladda e delle intenzioni di creare una soluzione di trasporto urbano sostenibile”, afferma la società. “Sappiamo anche che molti dei nostri clienti amano la loro bicicletta Sladda, ma per noi la sicurezza viene sempre prima di tutto.

Nessuna riparazione o sostituzione
Sorprendentemente, il difetto non può essere riparato poiché IKEA esorta i motociclisti Sladda a restituire la bicicletta a un negozio IKEA per un rimborso completo. Non è chiaro se i reparti di assistenza tecnica di IKEA non siano sufficientemente attrezzati o che il problema tecnico sia più che la sostituzione della cinghia.

Saranno inoltre rimborsati gli accessori appositamente progettati per adattarsi a Sladda. La prova di acquisto o una ricevuta non è richiesta. IKEA si scusa per qualsiasi inconveniente e desidera ringraziare tutti i clienti per la loro comprensione.

Ipotesi UE: assicurazione obbligatoria su ebike

Nessuno vuole che ci sia una assicurazione obbligatoria per responsabilità civile sulle bici. E neppure sulle bici a pedalata assistita ad esse perfettamente assimilabili per prestazioni e ruolo sociale. Ciò nonostante la Commissione Europea ha pubblicato oggi la sua proposta di modifica della direttiva sull’assicurazione dei veicoli a motore (MID), il che significherebbe che gli utenti di bici a pedalata assistita, senza assicurazione di responsabilità civile, sarebbero in sella illegalmente.

“Se la proposta di oggi diventa una legge, sarà richiesta un’assicurazione sulla responsabilità civile che scoraggerebbe milioni di cittadini europei a utilizzare ebikes, minando gli sforzi e gli investimenti di diversi Stati membri e dell’Unione Europea per promuovere la mobilità sostenibile” – afferma Adam Bodor della European Cyclist Federation (ECF).

Tutto nasce da una esigenza di chiarimento della CE: si tratta di evitare la confusione circa ‘quali veicoli’ e per ‘quale area geografica’ (strada, terreno privato, ecc.) sia necessaria l’adozione della direttiva. Sfortunatamente la proposta della Commissione pubblicata oggi include anche le biciclette a pedalata assistita ‘leggere’.

Infatti, in una introduzione esplicativa della proposta, la Commissione europea sostiene che le biciclette a pedalata assistita dovrebbero già disporre attualmente di un’assicurazione completa per i veicoli a motore (non si parla di assicurazione per il trasporto, o per una bicicletta, né l’assicurazione personale o per la casa, ma si parla esattamente di assicurazione completa dei veicoli a motore). Con questo testo la Commissione europea penalizza e quasi criminalizza milioni di utenti di biciclette a pedalata assistita, quasi tutti dotati di una qualche altra assicurazione, e di fatto vieterebbe l’uso di bici a pedalata assistita senza l’assicurazione solitamente riservata ai veicoli a motore.

Una ebike ha un motore assistito da batteria da 250 watt (circa la potenza di un buon ciclista) che si spegne a 25 km / h. Si attiva solo quando il ciclista pedala e viene visto come una bicicletta in altri atti legislativi dell’UE (come l’omologazione – dove sono esclusi, la direttiva sulla patente di guida e nella maggior parte delle norme stradali degli Stati membri). La ebike viene promossa da molti stati membri dell’Unione Europea e da molte città come un’alternativa ideale rispetto all’uso dei veicoli a motore. E’ una bici che consente di superare alcune delle barriere come: il ciclismo nelle zone collinari, i limiti ovvi per i ciclisti più anziani e il ciclismo nella stagione calda.

L’ECF, così come i partner dell’industria delle biciclette e delle ebike, hanno esercitato pressioni sulla Commissione affinché stabilisse una linea netta tra un veicolo a motore e una bicicletta assistita, per seguire altre normative europee e nazionali e non obbligare gli utenti di ebike a sottoscrivere un’altra assicurazione per responsabilità civile.

Se non vi sarà alcun cambiamento da parte del Parlamento europeo e del Consiglio, il campo di applicazione della direttiva sull’Assicurazione per Responsabilità Civile sarà per tutti i mezzi così classificati:
“Veicolo”: qualsiasi veicolo a motore, che si muove a terra e azionato da forza meccanica, ma non funzionante su rotaie. 

Tutti i ciclisti, le associazioni di ciclisti e di produttori e tutte le persone di buonsenso sono probabilmente concordi nel ritenere che una norma di questo genere sia grave. E che andrebbe a ledere una popolazione già ampia ora, e in grande crescita! Bloccando un mercato che sembra invece fondamentale per l’evoluzione verso scelte di mobilità sostenibile già assai costose in termini economici e in termini di ‘impegno’.

Oggi ci sono circa 4 milioni di utilizzatori di bici a pedalata assistita in Germania
Circa il 45% delle vendite di biciclette in Belgio sono a pedalata assistita.
Un quarto di tutti i ciclisti olandesi ora usa una ebike.

Giro d’Italia: Yates spettacolo! Aru crolla.

Tolmezzo-Sappada di 176 km.  Circa 4.000 metri anche oggi. Sarà uno spettacolo che da tempo non si vedeva.

Quattro GPM: il Passo della Mauria, e soprattutto da Cortina, il Passo Tre Croci e poi dopo Auronzo di Cadore il Passo Sant’Antonio e Costalissoio: due salite inedite e spettacolari. Brevi ascese ma dure con pendenze sempre sopra il 10%. Poi 10 km e arrivo in salita a Sappada.

I corridori hanno nelle gambe l’ascesa di ieri allo Zoncolan. E domani si riposa. Quindi è uno scoppiettare di iniziative. A 40 km dall’arrivo ci sono tre uomini in fuga: Cherel, Denz, Quintana con il Gruppo a circa 2 minuti. Un Gruppo che spinge per riassorbire i distacchi. Simon Yates si fa vedere e sembra voglia ancora vincere.

Giulio Ciccone e Giovanni Visconti raggiungono i tre in testa a 37 km dal traguardo. Ora attaccano il Passo Sant’Antonio. 7 km e 600 metri di dislivello.

Fabio Aru in dura crisi a 32.5 km dall’arrivo. Appare incollato al terreno. Si scambia parole con l’ammiraglia e sembra che si arrenda. Prosegue lento, una sofferenza vera.

Giulio Ciccone e Nico Denz sono soli ora con 40 ” di vantaggio sul Gruppo della Maglia Rosa ora assottigliato a circa 30 corridori. E Nico Denz si butta in picchiata come un pazzo mantenendo questo vantaggio e staccando Ciccone e già affronta la salita successiva. Il Gruppo è sfilacciato ma il distacco diminuisce grazie ad un lavoro di Lopez con una discesa a rotta di collo. E’ una salita di 4 km. Ed è qui che strappa Simon Yates. Ci prova. Vuole aumentare su Tom Dumoulin. Viene ripreso da Pozzovivo, Carapaz, Lopez, Pinot, Dumoulin. Froome è più indietro. Yates scatta di nuovo. E nessuno si muove! Scatto bruciante. Gli altri 5 si guardano fra loro e non seguono. La Maglia Rosa è da sola in testa. In discesa si invola a 70 km / h. E via di nuovo in salita verso Sappada. Mancano ancora 10 km e Yates ha 30 secondi di vantaggio su Dumoulin e 1′ 24″ su Froome.

I cinque inseguitori non trovano l’intesa ottimale. Pinot e Dumoulin si danno il cambio mentre Pozzovivo, Carapaz e Lopez restano passivi. A 4 km Yates ha aumentato il vantaggio a 52 “. E qui scatta Carapaz, seguono Pozzovivo, Lopez e Pinot. Mentre Dumoulin non ha la forza per reagire.

Simon Yates vince. Terzo successo di tappa. Seguito a 41″ da Lopez,  Dumoulin, Pozzovivo, Carapaz, Pinot. Froome giunge a 1′ 32″ dalla Maglia Rosa.

Classifica generale: Simon Yates in rosa con Dumoulin a 2’11 e Pozzovivo a 2’28, Pinot a 2.37”.